Guida pratica all’ancoraggio in rada
Ancorare in rada è una delle manovre più frequenti e decisive per chi vive il mare: una corretta scelta del fondale e una gestione attenta del calumo fanno la differenza tra una notte tranquilla e una situazione di emergenza. Questa guida approfondisce i criteri tecnici e pratici per scegliere il punto giusto, valutare il tipo di fondo, calcolare lo scopo necessario e monitorare l’ancoraggio in condizioni variabili di vento, corrente e mare.
Indice
- 1 Perché il fondale è fondamentale
- 2 Tipi di ancora e adattabilità al fondale
- 3 Il ruolo della catena e della cima nel calumo
- 4 Calcolo dello scopo (rapporto calumo/profondità)
- 5 Come impostare l’ancora: passo dopo passo
- 6 Controllo dell’ancoraggio in navigazione notturna e in peggioramento meteo
- 7 Gestione delle emergenze: cosa fare se l’ancora non tiene
- 8 Fattori ambientali e normative
- 9 Manutenzione dell’attrezzatura di ancoraggio
- 10 Errori comuni e come evitarli
- 11 Checklist rapida per ancorare in rada
- 12 Esempi pratici di calcolo del calumo
- 13 Considerazioni finali
Perché il fondale è fondamentale
La tenuta dell’ancora dipende in larga parte dal tipo di fondale. Un’ancora ben piantata su sabbia o fango avrà tenuta diversa rispetto a una su prateria di Posidonia o su fondo roccioso. Conoscere il tipo di fondo consente di scegliere l’ancora più adatta e la corretta composizione del calumo (catena e cima).
Tipologie di fondale e impatto sulla tenuta
Sabbia
La sabbia è generalmente il miglior fondale per l’ancoraggio: favorisce l’ingranamento della punta dell’ancora e offre ottima tenuta se il fondo è profondo e compatto. In sabbia bagnata o mista a fango la tenuta può variare.
Fango
Il fango offre buona tenuta grazie alla resistenza alla trazione, ma può essere insidioso se molto sottile o se sopra a substrati duri. Alcune ancore moderne, come quelle a pala, hanno buona performance anche su fango.
Posidonia e alghe
Le praterie di Posidonia sono ecosistemi protetti: oltre all’impatto ambientale, la presenza di vegetazione riduce la tenuta reale e rischia di impigliare l’ancora, rendendo difficile il recupero. Evitare il drop su Posidonia è obbligo in molte giurisdizioni.
Roccia e ciottoli
Su roccia o ciottoli l’ancora spesso non si fissa correttamente: è possibile agganciare in fessure o dietro pietre, ma la tenuta è meno prevedibile e il rischio di scivolamento è più alto. In questi casi l’uso della sola catena e la ricerca di ancoraggi naturali sicuri è consigliata.
Tipi di ancora e adattabilità al fondale
La scelta dell’ancora dipende dal tipo di fondo che si prevede di frequentare. Conoscere le caratteristiche delle ancore comuni aiuta a ottimizzare la tenuta.
Ancore ad arpa e ad ancorotto
Le ancore ad arpa (tipo fluke) e gli ancorotti funzionano bene su sabbia e fango grazie alla loro punta che penetra e si pianta. Sono leggere, facili da maneggiare, ma meno efficaci su roccia o Posidonia.
Ancore a pala (Delta, Rocna, Mantus)
Le ancore a pala offrono eccellente tenuta su una vasta gamma di fondali, inclusi sabbia, fango e alghe. Si presentano come ottima scelta per chi passa molto tempo in rada e cerca sicurezza.
Ancore a marretta (Bruce) e ad artiglio
Le ancore tipo Bruce si comportano bene su sabbia e ciottoli; la loro geometria permette un buon ingaggio, ma su fango profondo alcune possono perdere efficacia.
Il ruolo della catena e della cima nel calumo
Il calumo è l’insieme della catena e della cima che collegano l’ancora alla barca. La parte di catena è fondamentale per tenere l’angolo di tiro basso e facilitare l’ingranamento dell’ancora. La cima (cime di ormeggio) ammortizza le sollecitazioni dinamiche e consente la gestione a prua.
Composizione ideale del calumo
– Catena: la parte iniziale, più pesante, mantiene basso l’angolo di tiro. Si usa la catena per i primi metri fino a garantire che l’ancora lavori orizzontalmente. In molti casi è consigliato avere almeno 10 metri di catena, ma la lunghezza minima varia con la profondità e il tipo di barca.
– Cima: una cima adatta dovrebbe essere resistente ai carichi di shock e preferibilmente con nodo o maglia di raccordo. Le moderne cime intrecciate con anima offrono elasticità e durata.
Rapporto catena/cima
Un buon equilibrio prevede una percentuale di catena variabile: in rada protetta si può usare più cima, ma in mare aperto con vento e corrente è meglio privilegiare la catena. Molti diportisti adottano una catena fissa fino a prua, con cima di estensione rimovibile.
Calcolo dello scopo (rapporto calumo/profondità)
Lo scopo è il rapporto tra la lunghezza del calumo teso a terra e la profondità dell’acqua (includendo marosi e altezza della prua). Determinare correttamente lo scopo è cruciale per ottenere il giusto angolo di tiro dell’ancora.
Regole generali per lo scopo
– Rada calma, poco vento corrente: scopo minimo 3:1 (tre metri di calumo per ogni metro di profondità).
– Rada normale, vento moderato: scopo consigliato 5:1.
– Condizioni avverse, forte vento o onde: scopo 7:1 o superiore.
– Per ancoraggi temporanei in porto con bassa escursione e protezione naturale, si può scendere a 3:1 ma sempre con attenzione ai cambiamenti meteo.
Esempio pratico: se la profondità a testa d’ancora è 6 m (inclusa sicurezza per il moto ondoso), con scopo 5:1 servono 30 m di calumo. Se si dispone di 20 m di catena fissa, si lasceranno questi 20 m più il resto in cima fino a raggiungere i 30 m totali.
Variabili da considerare nel calcolo dello scopo
– Altezza della prua e del punto di attacco dell’ancora;
– Escursione della marea (in alcuni porti mediterranei può essere significativa);
– Vento previsto e eventuale rinforzo;
– Correnti e possibili inversioni di corrente che cambiano il set della barca;
– Vicinanza ad altre unità: lo spazio per oscillare deve essere adeguato.
Come impostare l’ancora: passo dopo passo
Preparare una procedura chiara aiuta a evitare errori nel posizionamento.
Fase 1: scelta della posizione
– Valutare il fondale osservando carta nautica e segnali locali;
– Evitare aree di Posidonia, zone contrassegnate come vietate e rotte di navigazione;
– Considerare il raggio di oscillazione e mantenere distanza di sicurezza da altre imbarcazioni.
Fase 2: avvicinamento e arresto
– Avvicinarsi al punto prescelto controvento o controcorrente a bassa velocità;
– Quando si è sopra il punto, fermare la barca e mettere motore al minimo per mantenere direzione.
Fase 3: posa dell’ancora
– Lasciare cadere l’ancora senza lanciarla e senza forzare la caduta;
– Lasciare scorrere la catena lentamente e, una volta toccato il fondo, dare calumo fino allo scopo desiderato;
– Arrestare la barca e applicare motore in retromarcia lieve per aiutare l’ancora a penetrare nel fondo.
Fase 4: verifica della tenuta
– Con motore in retromarcia aumentare progressivamente la potenza per simulare carico e verificare che l’ancora non scivoli;
– Controllare riferimenti a terra o uso del GPS per monitorare eventuale deriva;
– Se l’ancora scivola, alzare e riprovare spostando pochi metri fino a trovare un punto migliore.
Controllo dell’ancoraggio in navigazione notturna e in peggioramento meteo
L’ancoraggio non termina con la posa dell’ancora: occorre monitorare costantemente.
Strumenti e tecniche di monitoraggio
– Uso del GPS con allarme di ancoraggio impostato su un raggio di sicurezza;
– Marcatura a terra (se visibile) o riferimenti su costoni;
– Controlli visivi con macchine di bordo durante la notte, soprattutto in condizioni variabili.
Precauzioni anti-deriva
– Impostare un’ancora di emergenza o avere prua libera per manovre rapide;
– Considerare l’uso di una seconda ancora a prua per distribuire i carichi e ridurre lo swing;
– Bridle a prua per stabilizzare la barca in presenza di onde incrociate.
Gestione delle emergenze: cosa fare se l’ancora non tiene
A volte, nonostante ogni precauzione, l’ancora può slittare. Le azioni rapide minimizzano il rischio.
Opzioni immediate
– Mettere il motore in direzione della deriva per contenere il movimento, poi recuperare l’ancora;
– Se la radice è impigliata o l’ancora non si stacca, alleggerire il punto di attacco e tentare manovre diverse per liberarla;
– Se la situazione peggiora e c’è rischio di collisione, prepararati a salpare l’ancora e spostare la barca in una posizione più sicura.
Uso della seconda ancora
Lanciando una seconda ancora a poppa o a prua si può ridurre lo swing e condividere i carichi. Le configurazioni più comuni:
– Tandem (una dietro l’altra lungo la stessa linea) per aumentare la resistenza complessiva;
– Bridle (due ancore divergenti) per stabilizzare l’assetto.
Fattori ambientali e normative
Il rispetto dell’ambiente e delle regole locali è imprescindibile.
Protezione della Posidonia e normative
In molte aree marine protette è vietato ancorare su Posidonia. L’uso di ancoraggi galleggianti o boe di ormeggio fornite dalle autorità è obbligatorio. Informarsi sulle restrizioni locali prima di fermarsi in rada.
Sicurezza per gli altri utenti del mare
– Segnalare la propria posizione e osservare le rotte principali;
– Evitare di occupare spazi dove possono transitare battelli di servizio o imbarcazioni da lavoro.
Manutenzione dell’attrezzatura di ancoraggio
Una buona manutenzione garantisce affidabilità.
Controlli periodici
– Verificare lo stato della catena (usura, maglie rigate, corrosione);
– Controllare la sicurezza della galloccia, del grillo e del cavetto;
– Ispezionare l’ancora per usura e deformazioni.
Sostituzioni consigliate
Sostituire la cima o segmentos di catena usurati e sostituire componenti corrotti. Tenere sempre a bordo attrezzi per eventuali riparazioni veloci.
Errori comuni e come evitarli
Evitare alcune pratiche diffuse riduce i rischi.
Scarsa lunghezza del calumo
Non lasciare troppo poco calumo; cut inadeguato aumenta l’angolo di tiro e fa scivolare l’ancora.
Sottovalutare la corrente o il vento
Calcolare sempre possibili rinforzi e variazioni: una corrente inattesa può ribaltare rapidamente la buona tenuta.
Ancorare su Posidonia o zone vietate
Oltre al danno ambientale, si rischiano sanzioni amministrative e la perdita della sicurezza dell’ancoraggio.
Checklist rapida per ancorare in rada
– Verifica carta e condizioni del fondale, evita Posidonia;
– Valuta profondità e calcola lo scopo necessario;
– Scegli ancora adeguata al fondale;
– Prepara catena e cima, controlla maglie e nodi;
– Avvicinati contro vento/corrente, lascia cadere l’ancora senza lanciarla;
– Dai calumo fino allo scopo richiesto, verifica tenuta con retromarcia;
– Imposta allarmi GPS e controlli periodici.
Esempi pratici di calcolo del calumo
Esempio 1:
Profondità: 5 m. Escursione stimata + movimento onde: 1 m. Profondità effettiva: 6 m. Scopo scelto 5:1 → calumo totale = 30 m. Se la catena fissa è 15 m, aggiungere 15 m di cima.
Esempio 2:
Profondità: 8 m. Condizioni con vento forte previsto → scopo 7:1 → calumo = 56 m. Disporre di sufficiente catena e prevenire il contatto con altre imbarcazioni.
Considerazioni finali
Un ancoraggio sicuro nasce dalla combinazione di conoscenza del fondale, scelta dell’ancora, adeguato calumo e monitoraggio continuo. Pianificare, preparare e mantenere l’attrezzatura sono pratiche che riducono il rischio e aumentano il piacere della sosta in rada. Ricorda di rispettare l’ambiente marino, evitare la Posidonia e seguire le normative locali. Con pratica e attenzione, l’ancoraggio diventerà una routine affidabile e serena per tutte le tue uscite in mare.


